Replat

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1. ANDAMENTO DEI TASSI DI RIFERIMENTO DEI FINANZIAMENTI

2. PIGNORAMENTI: NUMERI IN AUMENTO 

3. MUTUI: CROLLO DELLA DOMANDA

4. MERCATO IMMOBILIARE: SI ALLUNGANO I TEMPI DI VENDITA 

5. IL SETTORE IMMOBILIARE NEL 2011

 

 

 

TASSO FISSO
EURIRS aggiornati al 10/2/2012

Scadenze
 

Tasso
 
1 anno1,25%
2 anni1,17%
3 anni1,25%
4 anni1,42%
5 anni1,62%
6 anni1,82%
7 anni2,00%
8 anni2,14%
9 anni2,26%
10 anni2,38%
12 anni2,54%
15 anni2,69%
20 anni2,74%
25 anni2,68%
30 anni2,62%
40 anni2,56%
50 anni2,55%
TASSO VARIABILE
EURIBOR aggiornati al 10/2/2012

Scadenze
 

Euribor
360

 

Euribor
365

 
1 mese0,64%0,65%
2 mesi0,85%0,86%
3 mesi1,06%1,08%
4 mesi1,16%1,18%
5 mesi1,26%1,27%
6 mesi1,37%1,38%
7 mesi1,43%1,45%
8 mesi1,49%1,51%
9 mesi1,55%1,57%
10 mesi1,60%1,62%
11 mesi1,65%1,67%
12 mesi1,70%1,72%
 
 
 
 
TASSO BCE
aggiornato al 10/2/2012

Tasso

1,00%
 


I tassi di riferimento sopra riportati sono:

EURIRS

Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso. E' diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea ed è pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell'Unione Europea realizzano l'Interest Rate Swap. E' detto anche IRS.

EURIBOR

Tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. E' utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile

TASSO BCE
Tasso di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE). Rappresenta il tasso al quale la Banca Centrale Europea concede prestiti alle banche operanti nell’Unione Europea. E’ utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile. 

GM RE AGENCY FEB 2012

 

 

 

 

PIGNORAMENTI: ARRIVATI A 39.474 (+ 5,2 %)  NEL 2011, ANCHE SE FORTEMENTE RALLENTATI RISPETTO BOOM 2010 QUANDO AUMENTI ERANO STATI DEL 31,8%. NEL QUADRIENNIO 2008-2011 PIGNORAMENTI AUMENTATI DEL 75 PER CENTO.

Secondo i dati raccolti nei maggiori tribunali ed elaborati dall'Adusbef, pignoramenti ed esecuzioni immobiliari sono  cresciuti del 5,2 per cento,passando dai 37.536 del 2010 ai 39.474 del 2011 per l'insostenibile crisi economica generata dall'avidità dei banchieri, che hanno addossato ai contribuenti ed agli Stati, costretti ad indebitarsi per salvare le banche dai fallimenti, l'avventurismo finanziario d'azzardo e l'ideologia del debito con vere e proprie offerte istigatrici, che invitano ad acquistare oggi beni,prodotti e/o servizi per pagare fra qualche anno oltre al ricorso massivo della monetica e delle carte di credito-debito.

L'aumento di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, stimato nel 2011  rispetto al 2010, va da un minimo  del + 1,6 % a Bergamo e Napoli; 2,4% a Padova; + 2,9 a Como; + 3,1 a Bologna; + 3,6% a Bari; + 3,9% a Verona; per passare ai valori più elevati di Vicenza +12,9%;  di Lanciano + 8,3%; di Torino e Forlì +7,9%; di Bolzano, Macerata e Modena + 7,1%, con una media di un + 5,2 %, con un significativo rallentamento rispetto al boom del 2010 quando aveva registrato un incremento del 31,8% sul 2009. Il maggior aumento dei pignoramenti si registra a Milano con + 264 che raggiunge il numero di 5.149,  seguita da Torino con + 207  con un totale di 2.834; Roma + 204, con un totale di 2.907.

L'insostenibile crisi economica, porta sempre più famiglie italiane a non poter onorare le rate dei mutui, impegno sempre più gravoso che mangia il 33% del reddito e si traduce,per almeno 300 mila famiglie ad un rischio reale di insolvenza al punto che, secondo Adusbef, che ha raccolto i dati nei maggiori tribunali con fatica e tenacia, le stime 2011 sul numero di pignoramenti ed esecuzioni, potrebbe salire del 5,2 % in media, che sommati agli ultimi tre anni, (+ 22,3% nel 2008, + 15,7% nel 2009, + 31,8% nel 2010), ammontano ad un + 75 % nel quadriennio 2008/2011.      Da un governo delle banche è difficile aspettarsi misure eque o sgravi fiscali per i redditi sotto i 25.000 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e dei pensionati, per attutire le gravi ricadute sull'economia reale che già sconta una recessione da economia di guerra, che diventerà più pesante nei prossimi mesi quando il crack finanziario globale dispiegherà i suoi effetti sulle fasce sociali più deboli e vulnerabili prive di ammortizzatori sociali, se non quello delle famiglie stremate che non ce la fanno più a sostenere i costi di una crisi prodotta dai banchieri che non pagano mai il conto e che continuano a deliberarsi bonus e stock option immorali, rifiutando di pagare per i loro errori e la loro avidità di guadagno, ed una patrimoniale sui redditi oltre 1,5 milioni di euro.

Le stime sui pignoramenti,i cui dati sono stati raccolti e comunicati in gran parte dai Tribunali fino al mese di ottobre 2011 e proiettati da Adusbef su base annua,dimostrano ancora una volta la totale inadeguatezza dei governi europei e degli USA, che hanno delegato ad oligarchi irresponsabili (Bce,Fed,Bankitalia) funzioni delicate di propria competenza, collusi con banchieri predoni, che dopo aver distrutto 30 milioni di posti di lavoro nell'ultimo quadriennio addossano ai più deboli i costi di una crisi sistemica, la cui soluzione non può essere affidata agli stessi bankster che l'hanno provocata,  e che sfornano ricette per introdurre ulteriori rincari, maggiori oneri e più ricavi dai servizi bancari, più  tasse e nuovi balzelli, con il salvataggio delle banche e di 858 miliardi di obbligazioni semitossiche previsto dall'art.8.della manovra, a carico della fiscalità generale, delle famiglie e dei consumatori.

 

GM RE AGENCY FONTE : Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori) FEB 2012

 

 

MUTUI: CROLLA LA DOMANDA

E' ancora pesantemente negativo il momento per la domanda dei mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane. lo dice eurisc, il sitema di informazioni creditizie di crif: a gennaio 2012 un 44% meno ha chiesto il mutuo rispetto allo stesso mese del 2011, confermando il calo già iniziato l'anno scorso. ma non solo, mentre aumentano le richieste per prestiti fino a 75mila euro, quasi si azzerano quelle oltre i 300mila euro

nella tabella del crif anche gli andamenti complessivi della domanda dal 2008 al 2012. le variazioni percentuali, raccolte sui dati relativi ad oltre 78 milioni di posizioni creditizie, evidenzia che nel primo mese del 2012 la domanda segna una tendenza negativa molto più pesante rispetto al -6% del gennaio del 2011. incredibile è anche il decremento registrato rispetto a tutti gli anni precedenti

analizzando la distribuzione per fasce di durata del prestito, la distribuzione rimane sostanzialmete stabile e lo spostamento più evidente lo si rivela per le classi dai 150 ai 20 anni e dai 25 ai 30 anni. la classe che registra il maggior incremento è quello tra i 20 e i 25 anni mentre è quella di durata compresa tra i 25 e i 30 anni a essere maggiormente richiesta dalle famiglie italiane, con una quota del 30%

inoltre è avvenuto uno spostamento rispetto al 2011: le fasce di domanda che aumentano di più sono quelle fino ai 100mila euro a scapito delle altre

 

a gennaio 2012, inoltre, l'importo medio continua il calo già rilevato nel corso dell'anno scorso andando a toccare i valori dello stesso mese del 2009, intorno ai 134mila euro, 2 mila euro meno di gennaio 2011.

GM RE AGENCY FONTE idealista.it FEB 2012

 

 

 

 

4. MERCATO IMMOBILIARE, OCCORRE PIÙ TEMPO PER VENDERE UN IMMOBILE

 

Si allunga il tempo necessario per vendere un immobile nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia. E’ quanto rileva un’indagine dell’Ufficio Studi Tecnocasa che sottolinea come il fenomeno riguardi soprattutto le metropoli. Nell’hinterland i tempi si mantengono invece stabili. La città dove occorre più tempo in assoluto per vendere è Verona, con 217 giorni. Seguono Firenze e Bologna


Un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi Tecnocasa ha confrontato i tempi medi di vendita degli immobili registrati a Gennaio 2011 e a Gennaio 2012. Si sono considerate le grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia.

Gli ultimi dati ci dicono che nelle grandi città le tempistiche di vendita si attestano intorno a 184 giorni contro i 168 giorni registrati a Gennaio 2011.

I tempi di vendita nei capoluoghi di provincia hanno una media di 210 gg contro i 201 gg di Gennaio 2011 ed infine i comuni dell’hinterland delle grandi città che hanno fatto registrare 205 gg come un anno fa.

Tempi di vendita ancora in aumento dunque nelle grandi metropoli e nei capoluoghi di provincia. Sono stabili nell’hinterland delle grandi città.

Ancora una volta nelle realtà metropolitane i tempi di vendita, anche se in aumento, sono più brevi rispetto alle altre, grazie ad un maggior dinamismo del mercato.

A contribuire all’aumento delle tempistiche di vendita, in particolare nella seconda parte del 2011, c’è stata una maggiore incertezza che ha interessato i potenziali acquirenti, soprattutto quelli che necessitano di un mutuo.

A questo si deve aggiungere che l’instabilità economica che ha interessato il nostro Paese ha suscitato in generale una maggiore prudenza nei potenziali acquirenti, allungandone i tempi di decisione dell’acquisto.

I tempi di vendita maggiori si registrano a Verona (217 gg), Firenze (216 gg) e Bologna (201 gg).

 

 Fonte: http://www.quotidianocasa.it/ 23 febbraio 2012

 

 

 

 

5. Il settore immobiliare italiano nel 2011

 

Nella giornata di ieri IPD, provider globale di informazioni, dedicato alla misurazione obiettiva della performance del mercato immobiliare commerciale, dopo l’andamento dei fondi immobiliari italiani rilasciato la scorsa settimana, ha pubblicato i dati relativi all’IPD Italy Annual Property Index.

Il mercato immobiliare italiano ha fatto registrare un total return del 4.3% nel 2011. Il numero riflette la performance ottenuta dagli immobili a reddito presenti nei portafogli istituzionali monitorati da IPD nell’ultimo anno, e denota un calo rispetto al miglior rendimento, pari a 5.1% registrato nel 2010.
Il 2011 è stato il quarto anno consecutivo di calo dei valori di mercato per il mercato italiano. Includendo gli ultimi risultati IPD ha registrato una perdita di valore cumulata del -8.2% dall’inizio della crisi. La crescita accumulata prima del 2007 era stata pari al 13.6%.

 

La miglior performance nel 2011 è da attribuire al settore commerciale, con un total return del 5.5%, seguito dal settore industriale, al 4.4% e direzionale al 3.3%. Un esame attento delle componenti di questi rendimenti evidenzia, tuttavia, dinamiche molto diverse da un settore all’altro. Gli immobili retail hanno ottenuto una performance superiore in quanto le entrate generate (income return: 5.9%) hanno subito un impatto molto limitato in termini patrimoniali (-0.3%). Non è stato il caso per l’industriale, che ha perso il 2.3% del valore di mercato da un anno all’altro, ed è stato salvato dal miglior income return fra i settori (6.8%). Gli uffici hanno subito l’influenza negativa combinata di entrambe le variabili, registrando una capital growth del -2.0% e un income return non brillante del 5.3%.

Se confrontato poi con altre asset class, l’investimento diretto in immobili italiani è stato di gran lunga più performante di tutte le principali alternative: il mercato obbligazionario ha reso il -6.9% nel 2011, quello azionario il -22.0%, quello delle azioni di società immobiliari il -52.8%. I fondi immobiliari domestici hanno ottenuto rendimenti relativamente migliori ma pur sempre negativi, del -1.4%.

Nel campionato continentale,il real estate italiano ha conseguito una fra le migliori performance rispetto ai paesi che compongono il panorama sud-europeo: il total return per il mercato portoghese nello stesso periodo è stato dello 0.5%, per la Spagna del 2.9%, mentre la Francia ha preso le distanze ottenendo un rendimento dell’8.4%. Per i paesi dell’Europa continentale degni di nota i mercati tedesco e olandese, che hanno mostrato performance del 5.5% e 3.8% rispettivamente. Il total return del mercato UK si è attestato al 7.8% nel 2011, mentre il real estate irlandese ha registrato l’ennesima performance negativa, del -2.4%, nonostante il numero per l’ultimo trimestre del 2011 sia stato positivo, pari a 2.8%.

 

Luigi Pischedda, Country Manager Italy per IPD, commenta: “I risultati che pubblichiamo oggi (ieri, ndr), nonostante siano incoraggianti per il mercato, vanno criticamente letti alla luce degli ultimi anni: il rendimento del 4.3% nel 2011 è di 80bps più basso di quello misurato nel 2010 e mostra ulteriori cali nei valori di mercato e ad un passo accelerato. La perdita accumulata durante la crisi assomma oggi, secondo i nostri dati, al -8.2% a fronte di una crescita totale, fino al 2007 dall’inizio del nostro indice, del 13.6%. Le inasprite condizioni di mercato sono inoltre confermate da altre due indicazioni a nostra disposizione: l’Indice Immobiliare Italiano Semestrale, pubblicato il mese scorso, evidenziava come la maggior parte della performance del 2011 fosse da attribuirsi alla prima metà dell’anno, sulla scia del momentaneo ottimismo di fine 2010; la seconda indicazione viene dal mercato dei fondi immobiliari italiani, monitorato semestralmente dall’Indice dei Fondi Immobiliari Italiani IPD: la performance annuale negativa del 2011 (-1.4%) è il prodotto del rendimento negativo del secondo semestre (-2.6%), il quale, a sua volta, è dipeso da un calo drastico della componente costituita dai rimborsi di quote e distribuzioni di proventi. Il total return del 2011 è positivo e relativamente solido a paragone di quanto visto negli ultimi quattro anni, ma le considerazioni qui sopra invitano alla cautela e possono essere utili a chi si avventurerà a fare pronostici sui prossimi semestri.
Con questa edizione dell’Indice Immobiliare Italiano Annuale IPD abbiamo completato il ciclo di pubblicazioni sul mercato immobiliare per questa prima parte dell’anno, fornendo ancora una volta al settore il punto di riferimento analitico della misurazione della performance immobiliare.”

12 aprile 2012 Andrea Guarise FONTE: LINKIESTA

 


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