Replat

2403

1. CONDOMINIO : CHI PAGA LE SPESE?

2. IMPOSTE : ACQUISTO DELLA CASA

3.  L'IMU

4. ISTAT:  PRODUZIONE INDUSTRIALE , PREZZI AL CONSUMO E OCCUPAZIONE. INDICE PREZZI AL CONSUMO DEL LAZIO.

5. PAGAMENTO IMU A ROMA

6. SMALTIMENTO DELL'AMIANTO

7. RIVOLGERSI SOLO AD AGENTI ISCRITTI: LA NORMA E GLI ADEMPIMENTI E DOVE VERIFICARE.

8. CALCOLO IMU


1. CONDOMINIO : IN CASO DI VENDITA A CHI SPETTANO LE SPESE DELIBERATE?

Il giudice di legittimità ha in ogni caso adattato i principi fondanti delle due teorie a seconda che si tratti di spese di manutenzione ordinaria o straordinaria. Nel primo caso a pagare sarà l’acquirente. Se invece si tratta di una spesa attinente a lavori che comportino una innovazione o che, seppure diretti alla migliore utilizzazione delle cose comuni o imposti da una nuova normativa, comportino, per la loro particolarità e consistenza, un onere rilevante, superiore a quello inerente alla manutenzione ordinaria dell’edificio (così detta manutenzione straordinaria), a pagare sarà il venditore.

Gli oneri per interventi ordinari sono  a carico dell'acquirente. Della manutenzione straordinaria, invece, risponde il venditore

Quanti sospesi si scovano al momento dell’acquisto di un immobile? Molti riguardano i lavori condominiali decisi da quella assemblea di cui l’acquirente non faceva ovviamente parte. Come decidere allora a chi competono tali oneri? All’acquirente o al venditore? Il tema dell’individuazione del soggetto in caso di alienazione di immobile suscita non a caso un dibattito accesso relativamente al legame tra compravendita di un immobile ed esatta individuazione di chi deve pagare le relative spese condominiali. La stessa giurisprudenza di legittimità ha nel tempo più volte modificato il proprio orientamento al riguardo.
La Cassazione 
La problematica di fondo concerne la ripartizione delle spese condominiali tra chi cede il diritto di proprietà e il soggetto che lo abbia acquistato, sia con riferimento ai rapporti interni (venditore acquirente) sia con riguardo al rapporto con il condominio, inteso quale ente deputato per legge al recupero delle spese di gestione dell’edificio. E’ utile in tal senso ricordare una pronuncia del 2008 [Cass. Civ., sent. 09.09.08 n.23345] con cui la Suprema Corte, chiamata ad occuparsi di tale aspetto e, in particolare, del vincolo di solidarietà esistente tra venditore e acquirente di un’unità immobiliare situata in condominio, ha in buona sostanza avallato l’indirizzo in base al quale l’obbligo del condòmino di pagare i contributi sorge nel momento della concreta esecuzione dei lavori occorrenti per la manutenzione dell’edificio e cioè quando si renda necessaria l’effettuazione della spesa. La giurisprudenza di legittimità è pervenuta a tale convincimento stabilendo se l’obbligo del singolo condòmino di contribuire alle spese di manutenzione delle parti comuni condominiali scaturisse dalla preventiva approvazione e ripartizione della spesa o se, invece, derivasse dalla concreta attuazione dell’attività di manutenzione.
Delibera dell'assemblea
A tale proposito, un primo filone interpretativo sottolineava il momento d’insorgenza dell’obbligo di contribuzione alle spese condominiali nell’adozione della delibera assembleare di approvazione della spesa: pertanto, la successiva deliberazione (di ripartizione delle spese) veniva considerata come un provvedimento volto semplicemente a rendere esigibile un debito preesistente. Sulla scorta di tale interpretazione, dunque, nell’ipotesi di vendita di un appartamento, obbligato al pagamento dei contributi era ritenuto colui il quale fosse proprietario dell’unità immobiliare nel momento della deliberazione della relativa spesa [Cass. Civ., sent. 02.02.98 n.981; Cass. Civ., sent. 26.10.96 n.9366]. 
Eseguiti i lavori aumenta il valore
Un più recente orientamento, invece, reputa decisivo non già il momento della preventiva approvazione della spesa da parte dei condòmini, bensì quello della concreta attuazione dell’attività comportante la spesa. Tale tesi, improntata a criteri utilitaristici, si fonda sul fatto che, realizzati i lavori, si determina un effettivo incremento del valore dell’immobile compravenduto: ciò, di conseguenza, giustifica l’imputazione del costo dei lavori al beneficiario di tale incremento che risulti proprietario al momento della concreta esecuzione delle opere. Quindi, in caso di compravendita, sarà tenuto al pagamento colui il quale ricopra la qualifica di condòmino al momento in cui si renda necessario effettuare la spesa [Cass. Civ., sent. 18.04.03 n. 6323]. 
Differenze di spesa

Il giudice di legittimità ha in ogni caso adattato i principi fondanti delle due teorie a seconda che si tratti di spese di manutenzione ordinaria o straordinaria. Nel primo caso a pagare sarà l’acquirente. Se invece si tratta di una spesa attinente a lavori che comportino una innovazione o che, seppure diretti alla migliore utilizzazione delle cose comuni o imposti da una nuova normativa, comportino, per la loro particolarità e consistenza, un onere rilevante, superiore a quello inerente alla manutenzione ordinaria dell’edificio (così detta manutenzione straordinaria), a pagare sarà il venditore.

 

 

2. LE IMPOSTE SULL'ACQUISTO DELLA CASA

Le imposte (di registro, catastale e ipotecaria) si possono versare al notaio al momento della registrazione dell’atto di compravendita. Se l’acquirente è un privato le imposte si calcolano sul valore catastale dell’immobile. Se l’acquirente non è un privato oppure se la compravendita riguarda terreni, negozi e uffici, il calcolo delle imposte non tiene conto del valore catastale ma del prezzo dichiarato nell’atto d’acquisto. Il prezzo d’acquisto è anche la base del calcolo dell’IVA nei casi in cui debba essere pagata l’Imposta sul Valore Aggiunto. Se nell’atto di compravendita è riportato lesatto importo dell’acquisto, chi compra può chiedere esplicitamente al notaio che le imposte siano calcolate sul valore catastale e non sul prezzo pagato. In questo caso anche sulla parcella notarile deve essere applicato uno sconto del 30 per cento.


Le imposte sull'acquisto della casa

L’acquisto della casa è soggetto al pagamento di alcune imposte: l’IVA o in alternativa, l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale. Tutto dipende dalla destinazione dell’immobile, ad esempio se si tratta di una prima casa, e dal soggetto venditore, ad esempio se è un privato, un’impresa costruttrice o un’altra impresa dedita alla compravendita immobiliare. Vediamo di seguito i casi possibili. 

Acquisto della "prima casa"

In questo caso, in base ai soggetti presenti nell’atto di compravendita, variano le imposte. Se a vendere è un privato le imposte da pagare sono:

  • Imposta di registro al 3 per cento,
  • Imposta ipotecaria fissa di 168 euro,
  • Imposta catastale fissa di 168 euro.

Se il venditore è un’impresa costruttrice (o di ristrutturazione) e i lavori dell’immobile sono stati completati da massimo 4 anni, si pagheranno:

  • IVA del 4 per cento,
  • Imposta di registro fissa di 168 euro,
  • Imposta ipotecaria fissa di 168 euro,
  • Imposta catastale fissa di 168 euro.

Se, infine, si acquista da un’impresa costruttrice che ha terminato i lavori da più di 4 anni, oppure se si acquista da un’impresa non costruttriceche si occupa soltanto della compravendita dell’immobile, allora le imposte da pagare sono:

  • Imposta di registro al 3 per cento,
  • Imposta ipotecaria fissa di 168 euro,
  • Imposta catastale fissa di 168 euro,
  • Si è esenti dal pagamento IVA.
Acquisto di una "seconda casa"

Le imposte da pagare cambiano se l’oggetto della compravendita è sempre un immobile per uso abitativo ma non si tratta di una prima casa. I casi sono due: si acquista da un privato, da un’impresa non costruttrice, da un’impresa costruttrice dopo 4 anni dalla fine dei lavori; oppure si compra da un’impresa costruttrice entro 4 anni. Nel primo caso si devono pagare:

  • Imposta di registro al 7 per cento,
  • Imposta ipotecaria del 2 per cento,
  • Imposta catastale dell’1 per cento.

Se invece si acquista la seconda casa da un’impresa costruttrice entro i 4 anni dalla fine dei lavori, si dovranno pagare:

  • IVA del 10 per cento (20 per cento se è un immobile di lusso),
  • Imposta di registro fissa di 168 euro,
  • Imposta ipotecaria fissa di 168 euro,
  • Imposta catastale fissa di 168 euro.
Qual'è il valore su cui si calcolano le imposte.
Le imposte (di registro, catastale e ipotecaria) si possono versare al notaio al momento della registrazione dell’atto di compravendita. Se l’acquirente è un privato le imposte si calcolano sul valore catastale dell’immobile. Se l’acquirente non è un privato oppure se la compravendita riguarda terreni, negozi e uffici, il calcolo delle imposte non tiene conto del valore catastale ma del prezzo dichiarato nell’atto d’acquisto. Il prezzo d’acquistoè anche la base del calcolo dell’IVA nei casi in cui debba essere pagata l’Imposta sul Valore Aggiunto. Se nell’atto di compravendita è riportato lesatto importo dell’acquisto, chi compra può chiedere esplicitamente al notaio che le imposte siano calcolate sul valore catastale e non sul prezzo pagato. In questo caso anche sulla parcella notarile deve essere applicato uno sconto del 30 per cento.

 

 

3. L'IMU

Tra le novità più importanti della manovra Monti, spicca la nuova Ici che si chiamerà Imu.

L’articolo 13 del decreto legge 201/2011, come modificato in sede di conversione, anticipa dal 1° gennaio 2012 l’applicazione dell’imposta municipale propria (cosiddetto Imu), introdotta dal decreto sul federalismo municipale (articoli 8 e 9 del decreto legislativo 23/2011).

Infatti, tale imposta nella versione prevista dal decreto legge in discussione, si applicherà dal 2012 al 2014 in via sperimentale per poi entrare a regime nel 2015.

La struttura dell’Imu si conforma grosso modo a quella dell’Ici

Con la manovra Monti ritorna una delle imposte più temute dai cittadini italiani, ovvero, la tassazione sulla prima casa o abitazione principale.

Da Ici si trasforma ad Imu, imposta quest’ultima nella quale confluiranno, oltre all’imposta comunale sugli immobili, anche quella sulla spazzatura e i servizi comunali.

 

Come si calcola e quando si pagherà

L’aliquota fissa è allo 0,76%, mentre quella sull’abitazione principale è fissata allo 0,4%, con un margine di discrezionalità riservato ai sindaci dello 0,2% in più o in meno.

L’imposta riguarderà l’intero mondo immobiliare, dai privati agli operatori di settore.

L’aliquota ordinaria fissata dal decreto salva Italia è lo 0,76% e si applica su un valore catastale maggiorato mediamente del 60%.

Il prelievo, tuttavia, potrà diventare più leggero per le prime case.

Infatti, l’aliquota scende allo 0,4% ed è prevista la sola detrazione di 200 euro, tuttavia, sono esenti dall’imposta sull’abitazione principale le unità immobiliari con una rendita catastale (non ancora rivalutata del 5%) minore o uguale a 297,62 euro, con un figlio invece il limite sale a 372,03 euro, con due a 446,43 euro ed infine con tre figli a 520,84 euro.

Inoltre, con l’emendamento approvato in sede di conversione del decreto legge 201/2011, sarà introdotta una maggiorazione della quota di detrazione pari a 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni, purché, dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e comunque con un tetto massimo di non oltre 400 euro.

Oltre a tutto ciò, per l’Imu la nozione di abitazione principale è più ristretta rispetto a quella per l’Ici. Infatti, è necessario che l’immobile sia adibito ad abitazione principale del contribuente che, quindi, dimori abitualmente e che abbia al contempo la residenza anagrafica.

Per chi volesse effettuare il calcolo manuale occorre considerare eventuali modifiche da parte del Comune delle aliquote o variazioni catastali: se non dovessero esserci cambiamenti sarà sufficiente sottrarre dal totale dell’Ici l’importo già versato a giugno come acconto, in caso contrario si devono fare alcuni calcoli supplementari. Bisognerà conoscere la rendita catastale all’1 gennaio 2011, incrementarla del 5% e moltiplicarle per un certo coefficiente in base alla tipologia come di seguito riportato. Per i fabbricati appartenenti ai gruppi A, B e C il valore andrà moltiplicato per 160, anziché per 100. Fanno eccezione i capannoni e gli alberghi (categoria D), gli uffici e gli studi privati (categoria A/10) che avranno un moltiplicatore di 80 e negozi e botteghe (categoria C/1) che se ne vedranno applicare uno di 55. La rivalutazione sarà invece del 45% per i terreni agricoli visto che il loro moltiplicatore salirà da 75 a 120. Anche se in un'altra bozza il moltiplicatore parte da 160 per i fabbricati di categoria A (e C/2, C/6, C/7) e scende poi a 140 (classi B e C/3, C/4 e C/5), 80 (per gli A/10), 60 (categoria D) e 55 (per i C/1). Infine, per il pagamento dell’imposta si applicheranno le stesse regole previste per i versamenti unitari, quindi con mod. F24 (articolo 17 decreto legislativo n. 241/1997).

 

4. ISTAT

Indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività - dati mensili (NIC - dal 2011) per Misura e Mese - Lazio - indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività (base 2010=100) - dati mensili - indice generale 

 

 

Gen-2011

Feb-2011

Mar-2011

Apr-2011

Mag-2011

Giu-2011

Lug-2011

Ago-2011

Set-2011

Ott-2011

Nov-2011

Dic-2011

numeri indici

101,2

101,6

102,2

102,8

102,9

103

103,3

103,4

103,6

104,5

104,2

104,5

variazioni percentuali congiunturali

0,5

0,4

0,6

0,6

0,1

0,1

0,3

0,1

0,2

0,9

-0,3

0,3

variazioni percentuali tendenziali

2,3

2,6

2,9

2,9

2,9

3

3,2

3,2

3,3

3,6

3,8

3,8

 

 

Produzione industriale

A dicembre 2011 l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta dell'1,4% rispetto a novembre. Nella media del trimestre ottobre-dicembre l'indice scende del 2,1% rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario, in dicembre l'indice diminuisce in termini tendenziali dell'1,7% (i giorni lavorativi sono stati 20, contro i 22 di dicembre 2010). Nella media dell'intero 2011 la produzione segna una variazione nulla rispetto all'anno precedente.

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a dicembre 2011, una crescita tendenziale del 3,2% per i beni strumentali. Tutti gli altri raggruppamenti risultano in calo: del 10,3% per l'energia, del 3,6% per i beni intermedi e dello 0,8% per i beni di consumo.

Rispetto a dicembre 2010, i settori dell'industria che presentano una crescita più accentuata sono l'attività estrattiva (+11,8%), la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+10,1%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+7,2%).

Tra i settori in calo, quelli che in dicembre registrano le diminuzioni tendenziali più ampie sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (-12,9%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12,0%) e le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-10,9%).

 

Prezzi al consumo: dati provvisori

Nel mese di gennaio, secondo le stime preliminari, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,2% nei confronti di gennaio 2011 (era +3,3% a dicembre 2011).

L'inflazione acquisita per il 2012 è pari all'1,6%.

L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è stabile al 2,4%.

Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo scende al 2,2% dal 2,3%, di dicembre.

Il rallentamento dell'inflazione deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9%, dal +3,8% di dicembre 2011), più che compensato dal calo di quello dei servizi (+2,3%, dal +2,5% del mese precedente). Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi aumenta di tre decimi di punto rispetto al mese di dicembre.

Nel mese di gennaio, da un punto di vista settoriale, il più rilevante effetto di sostegno alla dinamica congiunturale dell'indice generale deriva dai Beni energetici regolamentati (+3,5%) e da quelli non regolamentati (+4,0%).

I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,8% su base mensile e del 4,2% su base annua (+4,3% a dicembre).

Sulla base delle stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell'1,8% su base mensile e aumenta del 3,4% su base annua, in decelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a dicembre 2011 (+3,7%). Si ricorda che l'indice armonizzato IPCA, diversamente dall'indice nazionale NIC, tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni). Ciò può determinare in alcuni mesi dell'anno (e gennaio è uno di questi) andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli dell'indice NIC.

 

 

Occupati e disoccupati (dati provvisori)

A novembre 2011 gli occupati sono 22.906 mila, in diminuzione dello 0,1% (-28 mila unità) rispetto a ottobre. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente l'occupazione diminuisce dello 0,3% (-67 mila unità).

Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,2 punti in termini tendenziali.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.142 mila, aumenta dello 0,7% (+15 mila unità) rispetto a ottobre. La crescita riguarda la componente femminile. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 5,6% (+114 mila unità).

Il tasso di disoccupazione si attesta all'8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 30,1%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua.

Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,1% rispetto al mese precedente. In confronto a ottobre, il tasso di inattività rimane stabile e pari al 37,8%.

 

 TABELLE RIASSUNTIVE


VARIAZIONE INDICE PREZZI AL CONSUMO

periodo%
D 20101,9
G 20112,1
F 20112,4
M 20112,5
A 20112,6
M 20112,6
G 20112,7
L 20112,7
A 20112,8
S 20113
O 20113,4
N 20113,3
D 20113,3

 



TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Periodo

tasso

D 2010

8,1

G 2011

8,2

F 2011

8,1

M 2011

8,2

A 2011

8,2

M 20118,3
G 20118,2
L 20118,3
A 20118,3
S 20118,6
O 20118,5
N 20118,8
D 20118,9

GM RE AGENCY FONTE: ISTAT FEB 2012

 

 

5. PAGAMENTO IMU A ROMA



A Roma in media 397 euro.

Detrazioni per figli a carico



La casa ai tempi dell’Imu: stangata sì, ma contenuta dalle detrazioni in favore di chi ha figli. A Roma, tuttavia, i benefici fiscali per i carichi familiari non sempre riusciranno a “sterilizzare” del tutto l’effetto dei rincari. Associazioni dei consumatori e organizzazioni di categoria fanno i conti in tasca alle famiglie italiane: i risultati delle varie ricerche non corrispondono perfettamente, ma al di là di fisiologiche discrepanze determinate dalle differenti impostazioni fra i vari centri studi, pare senz’altro di poter affermare che la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa non porterà aggravi maggiori rispetto alla vecchia Ici, almeno per chi ha prole sullo stato di famiglia. Roma, però, risulta fra le città italiane in cui si prevede che la nuova imposta farà sentire maggiormente i suoi effetti: la Cgia di Mestre rileva un importo medio di 397 euro, contro i 345 euro di Bologna e i 297 di Bari (e i confronti con l’imposta comunale sugli immobili sono effettuati dal centro studi degli artigiani veneti ipotizzando che tutti i sindaci dei Comuni capoluogo applicheranno l’aliquota ordinaria del 4 per mille). 


Detrazione


La legge prevede una detrazione di 200 euro per ogni abitazione principale e gli ulteriori 50 euro che saranno riconosciuti per ogni figlio a carico (sotto i ventisei anni), fino a un massimo di otto. Quanto al rapporto col passato, la media delle aliquote applicate nel 2008 sulla prima casa era del 4,98 per mille, a fronte dell’aliquota del 4 per mille dell’Imu: quattro anni fa la media delle detrazioni era di 117,27 euro contro i 200 euro dell’attuale imposta unica sugli immobili. Nella Capitale, comunque, il confronto Ici/Imu sulla prima casa è perdente per chi non ha figli: l’incremento rispetto al passato è stimato dalla Cgia attorno ai 71 euro, accanto ai 78 di Venezia, i 72 di Lecce e ai 70 euro di Bari (e solo in un terzo dei capoluoghi italiani il raffronto con l’Ici è in perdita). Anche nel caso di un solo figlio a carico l’Urbe rientra fra gli otto Comuni capoluogo del Paese in cui si pagherà di più che con il vecchio tributo. Ma con l’aumento dei carichi familiari la nuova Imu risulterà ovunque più leggera della vecchia imposta. 


Nei capoluoghi 


È sostanzialmente sulla stessa linea l’analisi condotta dal servizio politiche territoriali della Uil. Gli esperti del sindacato hanno analizzato gli effetti dell’introduzione dell’Imu in tutti i capoluoghi di provincia, sulla media delle rendite catastali A/2 e A/3 per ciascuna città, rapportate a un immobile di cinque vani in zona semicentrale. Risultato: la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, secondo l’organizzazione guidata da Luigi Angeletti, costerà a una famiglia senza figli a carico 133 euro, con punte di 511 euro in alcune città. A Roma, nella tipologia di abitazione principale considerata dalla Uil, si pagheranno mediamente 411,47 euro, con punte di 511,47 euro senza figli e 311,47 euro per quattro figli a carico; a Milano, invece, mediamente si dovranno versare 376,77 euro, passando dai 476,77 euro per una famiglia senza figli, a 276,77 euro per un carico di quattro figli. Il ritorno dell’imposta sulla prima casa, prevede l’organizzazione dei lavoratori, porterà in 59 capoluoghi di provincia benefici rispetto alla vecchia Ici, ma a livello nazionale gli esperti del sindacato prevedono soltanto «uno sconticino di 3 euro».


Associazioni dei consumatori

Più pessimistiche le cifre diffuse da Federconsumatori e Adusbef, che fra ricadute dirette e indirette stimano che l’arrivo dell’Imu corrisponderà a un aggravio di 590 annui. L’osservatorio dell’associazione consumeristica considera tutti i costi connessi alla gestione di un immobile e stima un incremento del 5 per cento, pari a 883,20 euro annui, per chi ha un appartamento in affitto e del 13 per cento, pari a 1518,60 euro l’anno, per chi ha un appartamento di proprietà. Pesano soprattutto i costi della luce, del riscaldamento, del gas, del nettezza urbana, oltre che l’arrivo dell’Imu. Crescono anche le spese di manutenzione, soprattutto a causa dell’aumento dell’Iva.

12 APRILE 2012 FONTE : IL MESSAGGERO

 

6. SMALTIMENTO DELL'AMIANTO

Come liberarsi del materiale tossico. I costi dell'intervento: tra 15 e 20 euro al metro quadrato 

E’ passato poco tempo dalla sentenza del Tribunale di Torino che ha addebitato ai proprietari della Eternit il pagamento di quasi 100 milioni di euro per i risarcimenti. Un’occasione, questa, per tornare a parlare di bonifica dell’amianto nei nostri condomini. Dal 1992, infatti, la legge numero 257 del 27 marzo detta le norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto, rendendolo, di fatto, vietato nelle nostre città. Sono passati venti anni, ma resta ancora tanto il materiale da individuare e da smaltire. 
L’iter da attivare per lo smaltimento
Come procedere alla bonifica? Se in un condominio si trovano ancora manufatti di amianto (avete presente, ad esempio, le classiche onduline?) cosa si deve fare? L’abbiamo chiesto a Francesco De Benedetti, un imprenditore che opera in questo settore nella zona del Lazio. “Occorre rivolgersi a una ditta iscritta all’albo, che sia quindi autorizzata, e richiedere un sopralluogo e un preventivo. La ditta compilerà un preventivo: tutte le pratiche relative allo smaltimento sono a carico della ditta. Quindi presenterà il piano di lavoro alla Asl competente e procederà alle operazioni di rimozione vera e propria”. Le ditte che operano in questo settore devono essere iscritte all’Albo Nazionale delle Imprese che effettuano la Gestione dei Rifiuti di categorie specifiche. 
Servizio di prevenzione 
Alla Asl c’è il servizio di prevenzione e salute sui luoghi di lavoro, lo Spresal, e ogni Asl ne ha uno o più di uno. Questi sono gli organi competenti a vagliare i piani di lavoro. I lavori vengono effettuati dopo trenta giorni dall’invio del piano alla Asl. Il principio valido è quello del silenzio assenso. Si possono eseguire i lavori se la Asl non consegna prescrizioni nei trenta giorni e se esiste una vera urgenza si può anche derogare a questo termine. 
I costi
Che cosa paga il condominio? “Il sopralluogo, proprio perché è fatto allo scopo di compilare il preventivo, generalmente è gratuito” – dichiara Francesco De Benedetti. “Dopodichè si stipulerà un contratto di appalto, i cui oneri sono interamente a carico del condominio”. Quali sono i costi? “In media sono di 15/20 euro al metro quadro. Parliamo mediamente di 200 o 300 metri quadrati. Chiaramente più è grande la superficie da smaltire, più si abbassa il costo medio. Al contrario, il prezzo si alzerà su piccole quantità”. Da cosa dipendono i costi? “I costi fissi, il trasporto, soprattutto. Sui condomini in particolare incidono le opere di sicurezza che servono per arrivare ai manufatti. Se è un tetto, per esempio, andranno fatti dei ponteggi che incidono molto sul prezzo”.
L’amianto nei condomini
Dove si nasconde ancora l’amianto nei nostri palazzi? “Generalmente – ci spiega Francesco De Benedetti – si rintraccia nelle coperture, sia i cornicioni perimetrali che i tetti veri e propri. Nei cassoni condominiali, quelli dell’acqua: a Roma in particolare ce ne sono ancora tanti. E nelle canne fumarie. Qualche volta anche i tubi discendenti dell’acqua, ma essendo dentro alle murature non presentano rischi”.
Lavoro di bonifica 
Il lavoro di bonifica, se fatto a regola d’arte, consiste nell’incapsulamento del materiale con una vernice apposita che serve ad evitare la dispersione di fibre. Poi il materiale viene impacchettato con teli di cellophane o altri contenitori omologati per l’amianto, sul posto, e viene caricato sugli automezzi solo una volta trattato e impacchettato. Se il lavoro viene fatto secondo norma, i rischi di dispersione delle polveri nocive d’amianto sono minimi o addirittura nulli. “Purtroppo, invece, i lavori di bonifica vengono spesso affidati, soprattutto durante le ristrutturazioni, per risparmiare, a ditte non autorizzate che rompono il cemento amianto e quindi lo sbriciolano nell’aria, disperdendone le fibre. L’amianto smaltito – conclude Francesco De Benedetti – viene poi portato o in alcuni siti di stoccaggio presenti nel Lazio, in pratica degli impianti di transito che si occupano di trasportare il cemento amianto nelle poche discariche che sono rimaste in Italia o addirittura all’estero, altrimenti direttamente all’estero”.
Piano di lavoro
Il piano di lavoro è, in pratica, anche un piano di sicurezza. Al piano di lavoro devono essere allegati i documenti che attestano le competenze dei lavoratori, le visite mediche e l’iscrizione all’albo dell’impresa. Nel piano sono indicate poi tutte le fasi di lavoro specifiche, in maniera dettagliata. I piani di lavoro sono esaminati scrupolosamente dalla Asl. Se le procedure non sono a norma la Asl richiede chiarimenti. Il servizio della Asl che esamina il piano di lavoro è lo Spresal, il servizio di prevenzione e salute sui luoghi di lavoro. 
Normativa
L'impiego dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992. La legge n. 257 del 1992, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e la lavorazione dell'asbesto, è stata la prima ad occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto. La bonifica dell'amianto può avvenire utilizzando tre metodiche: la rimozione, eliminare materialmente la fonte di rischio, la più diffusa; l’incapsulamento e il confinamento, tramite barriere che isolino l'inquinante.
Rischi per la salute
Le fibre di amianto, se respirate, possono causare gravissime patologie: l'asbestosi per importanti esposizioni, i tumori della pleura (ovvero il mesotelioma pleurico), ed il carcinoma polmonare. L'amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per produrre il cemento-amianto, l’Eternit, per la coibentazione di edifici, tetti, navi e treni; come materiale per l'edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie), nelle tute dei pompieri, nelle auto, e per corde, plastica e cartoni.


12 APRILE 2012 FONTE: IL MESSAGGERO

 

7. RIVOLGERSI SOLO AD AGENTI ISCRITTI: LA NORMA E GLI ADEMPIMENTI E DOVE VERIFICARE.



L'attività dell'agente di affari in mediazione, merci e servizi (comunemente detto mediatore) si concretizza nel mettere in contatto due o più parti al fine della conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, dipendenza o rappresentanza (art. 1754 c.c.).

Presso ciascuna Camera di Commercio è istituito il Ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione nel quale devono iscriversi coloro che, a titolo individuale o sotto forma societaria, intendono svolgere l'attività di mediazione, anche se esercitata in modo 'occasionale' o discontinuo.

Il Ruolo è distinto in quattro sezioni:

agenti immobiliari;

agenti merceologici;

agenti con mandato a titolo oneroso;

agenti in servizi vari.

Con l’entrata in vigore del D. Lgs. 59/2010 art. 73 è stato soppresso dall’8 maggio 2010 il ruolo degli agenti di affari in mediazione mantenendo comunque invariata la normativa di riferimento ed il possesso dei requisiti previsti.

In attesa dell’emanazione di un Regolamento da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, previsto dall’art. 80 del citato Decreto che dovrà disciplinare le modalità di transito nel Registro Imprese e/o nel Rea dei soggetti già iscritti nel Ruolo nonché le nuove procedure di iscrizione di coloro che intendono esercitare detta attività, lo stesso Ministero ha disposto che l’ufficio camerale competente alla verifica dei requisiti deve continuare ad iscrivere transitoriamente i soggetti richiedenti nel soppresso Ruolo al fine dell’aggiornamento.

SCIA

Dal 31 luglio 2010 l’attività di intermediazione può essere iniziata immediatamente dalla data di presentazione di una Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al Registro Imprese della Camera di Commercio di competenza; difatti l‘art. 49 comma 4 bis della L. 122/2010 entrata in vigore il 31 luglio 2010 ha introdotto la SCIA sostituendo il precedente iter procedurale previsto dall’art. 85 del già citato D. Lgs. 59/2010 (dichiarazione inizio attività – decorrenza di almeno 30 gg. - comunicazione inizio attività) che permette di avviare l’attività di impresa con un’unica preventiva comunicazione in cui si autocertifica il possesso di tutti i requisiti previsti.
Per effettuare la SCIA, tutti coloro che intendono esercitare l'attività (anche i soggetti già iscritti nel Ruolo) devono utilizzare uno dei modelli riportati nella sezione modulistica a seconda del soggetto (società, ditta individuale, unità locale, ecc...) che intende esercitare l'attività che dovrà essere allegato alla domanda telematica di Comunicazione Unica presentata al Registro delle Imprese unitamente ai mod. S5, I1, I2 o UL.
 

L'aspirante agente deve possedere requisiti morali (assenza di condanne per determinati reati e assenza di misure di prevenzione contro la delinquenza mafiosa) e requisiti professionali che consistono nell'aver conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado, aver frequentato un corso di formazione ed aver superato presso la C.C.I.A.A. di residenza un esame diretto ad accertare l'attitudine e la capacità professionale dell'aspirante, in relazione al ramo di mediazione prescelto.

La SCIA deve essere presentata presso la Camera di Commercio ove si intende esercitare l'attività. In caso di Scia richiesta da società l’oggetto sociale presente nell’atto costitutivo, deve individuare l’attività che la stessa intende svolgere (mediazione immobiliare).

Ai sensi delle nuove disposizioni in materia di diritto societario, agli amministratori spetta un potere generale di rappresentanza, eventuali limitazioni dei poteri, che risultino dallo Statuto o da delibere degli organi competenti, anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi.
Ne consegue che ai fini dell’esercizio dell'attività della società tutti gli amministratori devono essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente.

Per più società,ciascuna dotata di autonoma soggettività giuridica, con un solo rappresentante legale è necessaria la nomina di un distinto legale rappresentante in possesso dei requisiti previsti per ciascuna società,  altrimenti, ove sia nominato lo stesso soggetto in qualità di legale rappresentante per più società (previo assenso dei rispettivi organi assembleari- art.2390 del C.C.) deve essere nominato, dalla seconda società in poi, per ciascuna delle società stesse, un preposto in possesso dei requisiti previsti (vedi risoluzione ministeriale prot. n. 85869 del 1/10/2009 ). La nomina del preposto deve essere necessariamente comunicata per via telematica al Registro Imprese per rendere opponibile a terzi detta nomina e successivamente al Ruolo.

Per le società con un unico legale rappresentante e più unità locali necessita anch'essa di un preposto che, per ciascuna delle localizzazioni, eserciti l'attività di mediazione nel rispetto delle direttive impartite.

Per le persone fisiche che intendono svolgere l'attività di mediazione immobiliare non in forma imprenditoriale (es. dipendente, collaboratore, preposto, socio di società di intermediazione, ecc. ..) permane l'obbligo, secondo quanto previsto dall'art. 3 comma 5 della legge 39/89, di iscrizione personale presso il Ruolo dopo il superamento dell'esame camerale mediante la presentazione di un'istanza cartacea in bollo corredata dell'autocertificazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, allegando i versamenti richiesti (Euro 31,00 per diritti di segreteria da versare alla cassa o su c/c postale n. 35801000 intestato alla CCIAA di Roma e Euro 168,00 sul c/c postale n. 8003 per tasse di concessioni governative intestato a Agenzia delle Entrate - Ufficio Roma 2 Tasse e Concessioni Governative) ed una dichiarazione che attesti l'inizio dell'attività di mediazione in qualità di preposto o socio di società di intermediazione immobiliare (tale qualifica deve necessariamente risultare dalla visura camerale della società), dipendente o collaboratore (allegare anche eventuale contratto di dipendenza o collaborazione).

Le istanze relative alle società devono essere presentate, utilizzando ComUnica, per via telematica o su supporto informatico, in quest’ultimo caso gli Uffici ricevono esclusivamente su appuntamento che può essere fissato telefonicamente contattando il numero 06 52082255 dal lunedì al venerdì dalle ore 8.45 alle ore 12.30.

Le istanze relative alle ditte individuali, dal 1° aprile 2010 le domande devono essere presentate, utilizzando ComUnica, per via telematica o su supporto informatico, in quest’ultimo caso la presentazione può essere effettuata esclusivamente presso lo sportello multifunzionale di V.le O.Indiano 17 dal lunedì al venerdì dalle ore 8.45 alle ore 12.30 e dalle 13.30 alle 15.00, le casse chiudono alle ore 14.45
 

Polizza di assicurazione

Il mediatore che esercita l'attività è obbligato alla stipula di una polizza di assicurazione della responsabilità civile a copertura dei rischi professionali.
Il massimale minimo di copertura dovrà essere:

Euro 260.000,00 per le ditte individuali,

Euro 520.000,00 per le società di persone,

Euro 1.550.000,00 per le società di capitali.

La polizza assicurativa dovrà coprire anche tutti coloro che a qualsiasi titolo svolgono attività di mediazione per conto dell'impresa.
L'agente che esercita l'attività per più di una sezione dovrà stipulare una polizza che copra separatamente i rischi derivanti dalle diverse attività oppure stipulare più polizze distinte.

Deposito moduli e formulari

Il mediatore che, per l'esercizio della propria attività, utilizzi moduli o formulari nei quali siano indicate le condizioni del contratto, deve effettuare .il deposito dei moduli e formulari presso il Ruolo

In ogni modello deve figurare:

nel caso di ditta individuale : denominazione, sede attività, nome, cognome e numero di iscrizione nel ruolo dell'agente data e numero di iscrizione al Registro Imprese;

nel caso di società : la denominazione, sede legale e operativa, il numero di iscrizione nel Ruolo della società e data e numero di iscrizione al Registro Imprese, nonché nome, cognome, il numero di iscrizione nel Ruolo del/i legale/i rappresentante/i.

Tessera personale di riconoscimento

Il rilascio/rinnovo tessera è sospeso fino all'entrata in vigore (12/5/2012) del decreto ministeriale previsto dall'art. 80 del D.Lgs. 59/2010 che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale  il 13 gennaio u.s.

La Camera di Commercio rilascia a ciascun mediatore persona fisica o società, la tessera personale di riconoscimento prevista dall’art.26 del DPR n.1926 del 6/11/60. La tessera ha validità quattro anni dalla data di rilascio, ed è richiesta con apposito modulo dall’iscritto. ( modulo persona fisica o modulo società).

Condizioni per il rilascio della tessera:

risposta alla revisione del Ruolo e conferma ovvero recente iscrizione;

attività di mediazione denunciata al Registro Imprese;

deposito della modulistica che si utilizza e della polizza assicurativa stipulata.

Il rilascio prevede il costo complessivo di Euro 70,24 ad esclusione degli iscritti da non oltre sei mesi per i quali il costo è di Euro 39,24.

Modifiche

Ai fini dell'aggiornamento del Ruolo secondo quanto indicato dalla Circolare Ministeriale n. 3536/C del 6 maggio 2010 l'agente di affari in mediazione ha l'obbligo di comunicare tutte le eventuali variazioni intervenute: in particolare le Società devono comunicare la variazione del legale rappresentante e/o del preposto, i quali devono essere in possesso dei requisiti professionali e morali; ogni variazione o correzione apportata sulla modulistica comporta un nuovo deposito del modello variato.

Cancellazione

Può intervenire su richiesta di parte, per trasferimento e d'ufficio.
 

Ricerca mediatori iscritti

La Camera di Commercio di Roma ha predisposto un sistema che consente di ricercare on line i soggetti, persone fisiche e società, aventi rispettivamente residenza e sede legale in Roma e provincia, regolarmente iscritti al Ruolo tenuto dalla Camera di Commercio di Roma.

Vai alla Ricerca dei mediatori iscritti

 

8. CALCOLO IMU

 

Cos'è L'IMU

 

L’IMU, “Imposta MUnicipale propria”, è una nuova imposta comunale introdotta dapprima con gli artt.8, 9 e 14 del D.Lgs.n°23 del 2011, che contiene la disciplina che ha dato origine all’imposta, la cui applicazione è stata successivamente anticipata al 1 gennaio 2012 con l’art.13 del D.L.n°201 6 dicembre 2011, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011 n°214.

La nuova imposta sostituisce la vecchia ICI e la componente immobiliare dell’IRPEF e delle relative addizionali dovute per gli immobili non locati.

La principale novità introdotta con il D.L.n°201 è che la nuova imposta è applicata a tutti gli immovili, comprese le abitazioni principali e le loro pertinenze.

I soggetti passivi tenuti al pagamento dell’IMU sono il proprietario di immobili o i titolari di diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie.

La base imponibile su cui viene calcolata l’IMU è la stessa utilizzata per la vecchia ICI, e corrisponde al valore dell’immobile calcolato ai sensi dell’art.5 del D.Lgs.n°504 del 30 dicembre 1992, vengono però modificati i moltiplicatori assegnati a ciascuna categoria catastale utilizzabili ai fini del calcolo.

L’aliquota principale da utilizzare per il calcolo è pari allo 0,76%, modificabile dai comuni in aumento o diminuzione sino 0,3 punti percentuali, o fino allo 0,4% per immobili non produttivi di reddito fondiario, posseduti da soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società o per gli immobili locati.

Alle abitazioni principali e alle loro pertinenze si applica l’aliquota ridotta pari allo 0,4%, modificabile dai comuni in aumento o diminuzione sino 0,2 punti percentuali.

L’aliquota applicata ai fabbricati rurali ad uso strumentale è pari allo 0,2%, modificabile dai comuni in diminuzione fino allo 0,1%.

Sono previste detrazioni per l’abitazione principale, una fissa pari ad € 200,00, ed una che dipende dal numero di figli conviventi di età non superiore a 26 anni nella misura di € 50,00 per ciascun figlio fino ad un massimo di € 400,00.


Come si Calcola

 

Il calcolo dell’IMU si esegue determinando dapprima la base imponibile, applicando a questa l’aliquota, e rapportando il prodotto alla quota e ai mesi di possesso.

La formula generale è: BASE IMPXIMU%XQ.POSSXMESI POSS il tutto diviso 12

Calcolo della base imponibile

Il calcolo della base imponibile dipende dalla destinazione d’uso dell’immobile e dalle caratteristiche del possessore. Per i fabbricati iscritti in catasto il calcolo prevede che il valore sia pari alla rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per uno dei seguenti coefficienti in dipendenza della categoria catastale:



Destinazioni d'Uso

Coefficienti

Residenza da A/1 ad A/11 escluso A/10

160

Depositi C/2

160

Box e garage C/6

160

Tettoie C/7

160

Fabbricati ad uso pubblico da B/1 a B/8

140

Laboratori C/3

140

Fabbricati per esercizi sportivi C/4

140

Stabilimenti balneari C/5

140

Uffici e studi privati A/10

80

Banche D/5

80

Fabbricati a destinazione industriale da D/1 a D/10 escluso D/5

60

Negozi C/1

55



Per i terreni agricoli la base imponibile è determinata dal Reddito Dominicale rivalutato del 25% moltiplicato per il coefficiente 130, eventualmente modificato a 110 se il possessore è coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale.

La Rendita Catastale o il Reddito Dominicale da prendere in considerazione ai fini del calcolo sono quelli risultanti in catasto al 1° gennaio 2012.

Calcolo dell’imposta

L’imposta viene calcolata a partire dalla base imponibile determinata come detto in precedenza, applicando l’aliquota ordinaria o ridotta, eventualmente modificata in aumento o diminuzione da delibera comunale. L’imposta così determinata dovrà poi essere rapportata alla quota di possesso e ai mesi di possesso. Il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni viene computato per intero.

 

ESEMPIO : APPARTAMENTO A/3 ABITAZIONE PRINCIPALE 2 FIGLI A CARICO

RENDITA 650 + 5%= 682,5 X 160 = 109.200 X 4/1000 = 436,8 - 200 (1CASA)

- 100 (FIGLI A CARICO) = EURO 136,80.

 



 

 

 

 

 

 

 



Ricerca annunci

Newsletter